Il massiccio di Monte Bibele, situato tra
le due vallate dell’Idice e dello
Zena, é
stato oggetto, a partire dal 1973, di ricerche
archeologiche
che
hanno messo in
luce un insediamento etrusco-celtico
composto da
un
abitato, un sepolcreto
e due luoghi di culto. Fu una comunità di
Etruschi che intorno al 400 a.C., stanca
di vivere nell’insicurezza, nel pericolo e
tra i saccheggi dovuti ai raids dei Celti in
pianura, si spostò su questa montagna
per realizzare un nuovo paese.
Malgrado la natura impervia del sito,
l’abitato di Monte Bibele venne conquistato
dai Romani e distrutto da un incendio
implacabile tra il 200 e il 187 a.C. allo
scopo di rendere totalmente sicura la
via consolare, la Flaminia “minore”,
tracciata sul crinale di fronte al Bibele
(Idice-Sillaro) e che collegava Arezzo
con Bologna.
L’abitato si estende lungo il pendio di
Pianella di Monte Savino, odellato con
una decina di terrazzi artificiali sui quali
vengono innalzati i muri in sfaldature di
arenaria che servono per contenere i
terrapieni e per sostenere le pareti esterne
delle case. Il tetto era in paglia, in
fibre vegetali e in legno. Le case hanno
una superficie di 40 metri quadrati, contengono
uno o due focolari, una zona
per lo stoccaggio dei cibi (il piano superiore)
e una zona per lo svolgimento di
attività domestiche come la filatura e la
tessitura. Alcune strutture servirono
anche come magazzini e granai: gli
archeologi infatti vi hanno trovato grandi
quantità di cereali e legumi carbonizzati.
L’acqua piovana scaricata dai tetti
in forte pendenza, scorreva nelle strade
e spariva ai piedi del villaggio nelle
viscere della montagna infilandosi in un inghiottitoio naturale chiamato Tana del
Tasso; un’imponente cisterna di 80 metri
cubi di capacità serviva da serbatoio
collettivo.
La necropoli di Monte Tamburino comprende
170 tombe. I primi abitanti praticavano
esclusivamente l’inumazione,
ma verso il 380-350 a.C. si aggiunsero
anche fosse per la cremazione e tra gli
oggetti di corredo funebre si ritrovano
deposizioni di armi (spade e foderi di
ferro, cinturoni a catena, lance, giavellotti,
scudi ed elmi). Sono le armi dei
Celti immigrati dall’area transalpina,
che a Monte Bibele divennero una componente
stabile del popolamento.
Due luoghi di culto, oggi non più visibili,
sono stati individuati: uno più antico, in
funzione a partire dal V sec. a.C. e legato
alla presenza di sorgenti d’acqua
lungo il percorso di crinale Idice-Zena su
Monte Bibele. La devozione dei passanti
si esprimeva con offerte di vasi miniaturizzati
o di statuette di bronzo raffiguranti
uomini, donne o animali, gettate sul
fondo di un piccolo bacino d’acqua. E’
questo un tipo di luogo di culto diffuso in
Appennino tosco-emiliano-romagnolo
nei punti di frequentazione e di transito
utilizzato soprattutto da Etruschi e da
Umbri per i due versanti.
Un santuario molto particolare, vicino ai
tipi del nord della Gallia, è stato invece
individuato alla sommità di Monte
Bibele: una vasta area rettangolare di
30x15m, delimitata da un fossato che
aveva focolari e piccoli edifici in legno
e numerose offerte votive costituite da
ceramica e ossa animali. Dagli scavi
sono anche emerse alcune armi di ferro
simili a quelle del sepolcreto.